lunedì 16 dicembre 2013

Krav Maga - I cerchi della sicurezza

Parlare di difesa personale armata o disarmata significa parlare di sicurezza, intesa come insieme complesso di regole che analizzano una situazione di potenziale pericolo fino ad arrivare all’”extrema ratio” che bisogna scongiurare fin quando possibile.
Un modo chiaro di considerare la sicurezza è quello di considerarla come composto da tre livelli concentrici o fasi:

1-prevenzione

2-dissuasione

3-neutralizzazione

                                             Diapositiva1
Più interno è il cerchio più l’aggressore è arrivato nella nostra zona intima (che può essere la nostra città, abitazione o la nostra persona).
Riuscire a comprendere il meccanismo di questi tre cerchi significa avere sempre una difesa efficace.  Livello 1:
La Prevenzione è intesa come anticipare il pericolo ed evitare il contatto con la minaccia identificando e abolendo i comportamenti a rischio. Per fare un esempio pratico: cancellate, porte, allarmi ecc..sono oggetti di “prevenzione” ma anche evitare alcune zone malfamate, non girare in modo appariscente ed esibizionista (gioielli, denaro ecc..) fa parte della cosidetta “prevenzione comportamentale”.
Livello 2:  è la Dissuasione. L'aggressore ha “superato” il primo livello di sicurezza ed è pronto ad attaccare. La dissuasione consiste nel convincere l’aggressore che la sua azione può essere svantaggiosa e nociva per lui. Esempi pratici di dissuasione possono essere: il frapporsi di fattori ambientali tra l’aggressore e la vittima (oggetti, armi, testimoni ecc..) oppure una "attiva"  comunicazione con atteggiamento assertivo, tenendo sempre in mente il principio: “mai essere vittima”.
Quando anche la dissuasione non sortisce l’effetto desiderato (aggressore estremamente intenzionato) e la minaccia si trova al cuore delle nostre difese allora va affrontato l'ultimo livello: la neutralizzazione.
Livello 3: Neutralizzazione. Non è stato possibile prevenire, ne dissuadere l’aggressione in questo caso per neutralizzare la sua azione. Bisogna perciò essere quanto più rapidi ed efficaci, non essere prede ma predatori. Sul concetto di neutralizzazione si basano le tecniche del krav maga. Bisogna però considerare sempre gli altri due livelli di protezione, in quanto la neutralizzazione è sempre l’ultima soluzione.
Se correttamente “filtrate” saranno molto poche le azioni che porteranno ad una reale aggressione.

venerdì 29 novembre 2013

Prepping - Prepararsi ad una catastrofe??? Perché mai??!!! Roba da Paranoici...o no?






Nessuno desidera trovarsi in mezzo ad una catastrofe naturale (o stupidamente provocata da secoli di comportamento violento nei confronti del pianeta), ma purtroppo la natura non è cattiva…è solo indifferente ai bisogni dell’uomo. Vivo sulle pendici dell’Etna, un vulcano “buono” ma attivo. Non l’ho scelto io dove vivere..ci sono nato qui ma potevo nascere anche in Calabria, in Piemonte o a New York ma la natura nella sua stupenda e immensa potenza poteva decidere di “svegliarsi con la luna storta”, e farmi capire che in realtà sono solo un minuscolo essere. Un violento nubifragio, un’eruzione o un terremoto sono eventi possibili in tutte le parti del mondo ma tendiamo sempre a pensare che non ci riguardano. Uno tsunami riguarda solo il sud est asiatico, un terremoto il Giappone mentre una eruzione vulcanica solo l’Islanda. Sfortunatamente guardando al recente passato si capisce che le cose stanno in modo differente. Ora se un evento colpisce in modo improvviso e non ci dà la possibilità di “difenderci” c’è poco da fare ma se in qualche modo possiamo avere “una via di uscita” in che modo bisogna agire?? Siamo in casa e per qualche motivo bisogna allontanarsi velocemente da essa come ci comporteremo? come essere preparati? Ciò che segue sono considerazioni preliminari esistono blog, siti e corsi specializzati ma in futuro ritorneremo con altri articoli su questo argomento. Inizialmente per quanto spiacevole bisogna prendere coscienza che certi eventi possono capitare a tutti, noi compresi questo non significa vivere nell’ansia ma solo nella consapevolezza. Se questo dovesse avvenire cercate di prepararvi a essere indipendenti dagli aiuti esterni, questi potrebbero ritardare per qualche motivo per cui superata la prima fase acuta dove l’evento è in corso bisogna pensare al dopo INOLTRE NON BISOGNA SOSTITUIRSI AGLI OPERATORI DEL SETTORE POICHÉ SI RISCHIA DI AGGRAVARE UNA SITUAZIONE GIÀ DIFFICILE aiutare se possibile gli altri ma con criterio. Quindi Fare un piano iniziale potrebbe esserci di grande aiuto, per questo sarà sufficiente chiedersi per un determinato evento che può accorrere:



·         è più sicuro restare in casa o andarmene?

 Nel caso sia meglio restare in casa allora si dovrà avere a disposizione una certa quantità di cibo, acqua, vestiti e farmaci di interesse. Sembra banale ma se per qualche motivo le condutture idriche saltano, in casa non si ha una certa scorta di cibo e ho finito il mio spray per l’asma l’impossibilità di uscire in cerca di fonti per il sostentamento può rappresentare un grosso problema.

Nel caso in cui sia preferibile andarsene allora chiedersi:

·         Ho una dimora alternativa più sicura e facilmente raggiungibile?

Se la risposta è SI, bisogna solamente raggiungere l’altra casa dove dovranno trovarsi le scorte di acqua, cibo e medicine.

Se la risposta è NO consiglio la creazione di un Bug of Bag o zaino delle 72 ore, uno zaino che contiene il necessario per essere autonomi per un tempo minimo di tre giorni. Ciò che metterò sarà una scorta minima di acqua, cibo, vestiti e medicine di primo soccorso per avere una certa autonomia, (consiglio anche un’arma per la propria difesa..ritorneremo eventualmente in modo più approfondito sull’argomento) ovviamente bisogna considerare la necessità di avere un riparo alternativo e per questo bisogna chiedersi:

·         Cosa usare come “casa di emergenza”??

Anche qui non bisogna pensare come “Rambo” per cui immaginare di dover costruire una capanna di legno in mezzo ai boschi.. L’auto di famiglia è più che sufficiente come riparo improvvisato…basta portare delle coperte per la notte.

E via dicendo…

Questo è solo un primo articolo sull’argomento preparazione, ne seguiranno altri con informazioni più dettagliate E IL PIACERE DI UN RECIPROCO SCAMBIO DI INFORMAZIONI CON CHI È INTERESSATO ALL’ARGOMENTO, la cosa migliore è comunque immaginare, pensare e pianificare la risposta all’emergenza tenendo presente il contesto in cui si vive abitualmente, ma senza cadere in una sorta di paranoia ossessiva, essere preparati e consapevoli non significa vivere nell’angoscia.

giovedì 14 novembre 2013

Cinema e arti marziali…evoluzione dei tempi




Molti dei più grandi atleti, istruttori o anche i semplici praticanti sono stati influenzati dalla spettacolare velocità di Bruce Lee o dalle “spaccate” alla Van Damme convinti che tutto ciò che si propinava nei film era cosa reale. Il cinema è una forma di arte ma è influenzabile dalle “mode del momento” basta vedere i cambiamenti delle coreografie da combattimento che vanno dalle piroette mirabolanti dei film di arti marziali degli anni ’70 (soprattutto nelle case produttrici orientali) realizzati a basso costo, passando per “il karate kid” degli anni ’80 e per tutti quei film sulla kick-thay boxing degli anni ’90 in nessun film tranne forse “Sunshiro Sugata” di Akira Kurosawa (un film dedicato al judo negli anni ’50) o in altri film in cui vengono inserite sporadiche scene con tecniche di grappling si vedono takedown, triangoli ecc… non a caso la boxe (striking) è lo sport con più film dedicati in assoluto.

Una parte del cinema di arti marziali sconosciuta è quella giapponese Sonny Chiba a detta di Quentin Tarantino è “il migliore attore di film sulle arti marziali dopo Bruce Lee” i primi film dedicati alla vita di Mas Oyama sono stati interpretati da lui, (le ultime apparizioni “occidentali” di Chiba sono in Kill Bill in cui interpreta Hattori Hanso e in “fast and furios 3 Tokio drift” in cui fa la parte del boss della Yakuza n.d.r.) ma anche qui sempre di striking (karate) si tratta. La ragione di questa “discriminazione” è a parere mio ricercata nella spettacolarità dell’azione, un occhio profano trova noioso vedere due persone “lanciarsi a terra e rotolarsi” poter esprimere la capacità tecnica di un combattimento tra grappler richiede un bravo regista, attori capaci e coreografie di impatto, mentre la spettacolarità derivata da colpi come gomitate e ginocchiate è più facile da trasmettere allo spettatore talvolta convincendolo di poter resistere alla forza devastante di alcuni colpi come se il cranio fosse foderato di acciaio (una volta in palestra si cambia idea…)

Anche quei film in cui si indicava un fantomatico “torneo interstile” come ad esempio “senza esclusione di colpi” in cui si vedono Yeng Tse (“Bolo” in “i tre dell’operazione drago capolavoro marziale con Bruce Lee”) e un giovanissimo Van Damme incentra la spettacolarità nelle tecniche di striking.

Con l’avvento dell’ UFC, i Gracie dimostrarono l’efficacia delle tecniche di grappling, ci fu quindi un interesse per tutte discipline quelli judo e soprattutto per il ju jitsu brasiliano, pian piano evoluta in ciò conosciamo come MMA (quella che a detta di un commesso che lavora in un grosso centro di articoli sportivi della zona è una “specie di lotta mista alle arti marziali”…).

Questo influenzò il cinema delle arti marziali, fino a vedere film come “never back down o Warrior in cui omoplata, triangol choke e altre tecniche puramente di grappling, vengono mostrate con abili inquadrature pronte a coglierne le dinamiche.

Non c’è che dire indubbiamente il cinema ha dato un enorme contributo alla diffusione delle arti marziali ma ne da a volte una visione distorta per “questioni di copione” e seguendo le mode del momento ma per ogni cosa esiste il risvolto della medaglia….l’evoluzione porta anche a questo…

A parere mio l’unico film dell’ultimo decennio degno di nota che racchiude filosofia marziale, contesto e bravi attori combattenti (John Machado) è “RED BELT” del 2008 troppo riduttivo trasferire in poche righe ciò che secondo me questa pellicola cerca di trasmettere, come forse ad un occhio superficiale potrà trovarlo noioso e inconcludente…ma sono sicuro che chi ha lo spirito marziale giusto sarà d’accordo con me, sotto il link del trailer in inglese...

http://www.youtube.com/watch?v=QFrHNaq-6qE

giovedì 31 ottobre 2013

Krav Maga - Implicazioni fisiologiche durante un’aggressione “lo stress”.



La difesa da un’aggressione non si svolge mai in condizioni chiare, nitide e lineari inoltre non sapremo anticipatamente quale sarà il terreno di scontro.
Serve poco imparare decine di tecniche in condizioni di calma e sempre sullo stesso terreno (in genere il campo aperto e libero della sala in palestra) se poi i fattori cruciali che determinano la sopravvivenza non vengono tenuti in considerazione.
Questi fattori sono sostanzialmente fattori psicofisici e strettamente legati allo Stress.
Per stress si intende la risposta fisiologica che il corpo e la mente hanno a seguito di un cambiamento, per cui lo stress non è per forza di cose una componente negativa ma semplicemente una “risposta” ad uno stimolo esterno.
In particolare l’intensità dello stress corrisponde all’attivazione di alcune funzioni del nostro organismo che può essere schematizzata in livelli, ognuno dei quali corrisponde un certo grado di efficienza fisica, ovviamente se aumentiamo le nostre capacità di effettuare manovre “di emergenza” diminuiamo o addirittura perdiamo la capacità delle manovre “di precisione” per cui risulta limitativo ai fini di uno scontro essersi allenati a colpire con precisione alcuni punti sensibili dislocati in poca superfice del corpo a scapito di azioni veloci e dirompenti.
Per comprendere come lo stress influenza la nostra capacità percettiva e la nostra difesa, facciamo un esempio estremizzato e forse poco probabile ma utile per capire i meccanismi fisiologici di risposta:
Sono per strada vicino a dei negozi, guardo le vetrine in cerca di un oggetto di interesse, sono calmo, rilassato e con la testa libera da ogni pensiero, sono in una cosiddetta “zona bianca” nessun pensiero, nessun timore.
Da lontano vedo due che discutono animatamente li osservo, ed entro in stato di allerta senza però entrare in panico, passo cioè da una zona “bianca” ad una “gialla” di vigile attenzione.
In tutto questo la mia frequenza cardiaca subisce un aumento poiché comincia ad entrare in circolo l’adrenalina, il mio corpo percepisce stress, ma ancora non è “pronto” allo scontro.
Ritornando alla “scena”, causa forze maggiori non potendo “cambiare strada” entro in contatto fisico con uno dei due, un involontario “tocco” o un’occhiata prolungata ed ecco che mi ritrovo uno dei due litiganti con l’intenzione di sfogare tutto su di me e con chiare intenzioni aggressive.
Il mio corpo reagisce aumentando la frequenza cardiaca, è pronto a sferrare colpi veloci e potenti o a scappare velocemente, la mente è capace di elaborare pensieri molto rapidamente, e percepisce tutto con straordinaria lucidità ma perde la motricità fine, la capacità di coordinazione complessa, si passa dalla zona di stress gialla alla zona rossa, dove il corpo è in una postura simmetrica la testa incassata tra le spalle ed i muscoli contratti pronti a scattare. Se l’azione non si interrompe o non so gestire la situazione allora lo stress aumenta e passo dalla "zona rossa" alla "zona nera" dove si perdono quasi tutte le abilità motorie, l’udito risulta inibito, la vista si annebbia, il senso del tempo viene distorto e la percezione del dolore si annulla, entro nella fase di panico dove resto pietrificato e in balia del mio aggressore.
Le implicazioni dello stress nel combattimento risultano perciò molteplici, critiche e differenti ; ogni “zona” ha le sue conseguenze e porta ad azioni più o meno opportune, poiché ognuno ha una percezione e gestione dello stress diversa .
A conclusione nella pratica della difesa personale lo studio degli effetti stressanti deve essere una componente fondamentale, lo stress può essere Prevenuto, Gestito e Rielaborato grazie ad un opportuno allenamento e alla diversificazione dell’addestramento in funzione del soggetto, ignorare o non dare la giusta importanza agli effetti sopracitati, equivale a non avere un’adeguata preparazione al combattimento.

sabato 12 ottobre 2013

Letteratura e krav maga - Ho dovuto uccidere - Nima Zamar

nimazamar

Titolo: Ho dovuto uccidere
Autore: Nima Zamar
Editore: Sperling
Data di pubblicazione: 2006
Pagine: 337
Isbn: 88-6061-003-6
Prezzo: 10,50 euro

Nima Zamar, nome fittizio creato per motivi di sicurezza, è una donna francese di religione ebraica che, per lunghi anni ha prestato servizio nel Mossad e che, pur nel clima di assoluta segretezza, ha deciso di narrare le proprie vicissitudini in un’autobiografia. Il volume, intitolato Ho dovuto uccidere, prende il via da quando la donna, ingegnere informatico, decide di lasciare la Francia per trasferirsi in Israele, alla ricerca della propria identità. Quello che doveva essere un soggiorno di spiritualità, diviene però qualcosa di molto diverso quando ella, alle selezioni per il servizio militare, viene reclutata tra le file del Mossad. E’ l’inizio di qualcosa di molto duro e pesante per la giovane che, attraverso le pagine del suo racconto, narra dell’addestramento cui si sottopone, che la rende simile ad un automa. Nima è in grado di sopportare la fame, la sete e le torture psicologiche più terribili.

“Poi c’è l’addestramento per resistere alla tortura, molto specifico ed eseguito sotto controllo medico. La tortura, argomento tabù, è molto praticata nei Paesi arabi. Mi è capitato spesso di sentire qualcuno affermare con grande convinzione che questo o quel dolore non basterebbero a farlo parlare. La tortura non si limita a un dolore. E’ un procedimento molto più complesso”.

Durante gli anni di servizio inizia a praticare il krav maga, che inizia a studiare quando si rende conto che, le missuoni cui partecipa sono sempre più rischiose e l’unico modo che ha per cavarsela è imparare a difendersi da sola, a mani nude e in breve tempo.

“Con pazienza infinita [l’istruttore] mi abitua a sopprimere i blocchi di passività acquisiti in quei cinque anni e a ritrovare i più elementare riflessi di sopravvivenza […]. Mi rendo conto che i suoi corsi mi imprimono un risvolto nuovo e importante alla mia vita”.

Le pagine dedicate dall’autrice al krav maga sono ricche di riflessioni sui suoi effetti sulla sua natura, che diviene meno chiusa, meno “bloccata”, più pronta alla reazione e alla sopportazione del duro regime cui viene sottoposta.
“Con il passare dei mesi torno a provare una sorta di attaccamento per il mio corpo, la cui funzione è nuovamente valorizzata in quanto non è più passivo o vittima, ma protagonista del processo di sopravvivenza. Noto un cambiamento persino nel mio modo di parlare: passo da “compiere una manovra di difesa” a “difendere il mio corpo” e poi a “difendersi”.
Attraverso compiti sempre più gravosi, NIma finisce per abbandonare Israele, pur con la consapevolezza che le esperienze passate non saranno mai cancellabili in nessun modo e che, per esorcizzare i ricordi è necessario raccontare, pur nell’anonimato, quanto ha vissuto.

giovedì 26 settembre 2013

Krav Maga - Arti marziali, difesa personale e cinture….perchè????

Arti marziali, difesa personale e cinture….perchè????

Quando si parla di arti marziali tra “amici” la classica domanda che non manca è:”che cintura sei??” o comunque qual è il tuo “grado”? Nella difesa personale (più precisamente nel krav maga) negli ultimi anni si sente parlare di cinture, livelli, livello studenti e livello istruttori…(caliamo un velo pietoso sulle “gare ad esibizione” a dir poco vergognoso e che mi astengo dal commentare…troppo schifo!!!) Ma è così indispensabile codificare un sistema di difesa personale??? Perché si è arrivato a questo??? perché si maschera con espressioni tipo “nel krav maga non ci sono cinture ma esami per valutare il livello di apprendimento”??..peccato che le stesse persone che dovrebbero “far apprendere” chiedono soldi per fare questi esami di apprendimento…una mia considerazione..MA SE SONO TUOI ALLIEVI, CHE SEGUI, A CUI INSEGNI, CHE CONOSCI PERSONALMENTE NON VALUTI IL LORO “LIVELLO DI APPRENDIMENTO” AD OGNI LEZIONE??? PERCHÉ LI FAI PAGARE PER FARE QUESTO FANTOMATICO “EVENTO” PER VALUTARE IL LORO LIVELLO SE L’ESAMINATORE SEI TU??? SE UN TUO ALLIEVO NON RIESCE A COMPRENDERE UNA TECNICA LA COLPA È SUA O TUA CHE NON GLIELA SAI SPEGARE?? IN QUESTO CASO CHE FAI? TI PRENDI I SOLDI E GLI FAI RIFARE L’ESAME GRATUITAMENTE?? NEL CASO DI UN TUO ALLIEVO INDIRETTO (ALLIEVO DI UN TUO ALLIEVO PER INTENDERCI) NON È LA STESSA COSA? SE RITIENI CHE UN TUO ALLIEVO POSSA INSEGNARE DEVI COSIDERARE COME SE CI FOSSI TU…DETTO FRANCAMENTE UN ISTRUTTORE CHE FA FARE ESAMI AI SUOI STESSI ALLIEVI O NON PRESTA LORO ATTENZIONE DURANTE LO SVOLGIMENTO DELLE LEZIONI O VUOLE SEMPLICEMENTE CHIEDERE ALTRI SOLDI PER LUCRARE…dillo chiaramente al posto di usare ipocriti giri di parole… o di “scaricare” la colpa sulla federazione.. Se vogliamo fare una valutazione il krav maga è nato in ambiente militare con Imi Lichtenfeld quando egli faceva parte dell’esercito. Dopo il ritiro dalle forze armate Imi iniziò a insegnare ai civili introducendo il “sistema di codifica” delle cinture, oggi adottato non solo in Israele, ma ripeto…perché??? Perché un sistema “codificato” da la possibilità all’istruttore di insegnare in modo graduale e sistematico …Ripeto ma è davvero così indispensabile codificare un sistema di difesa personale?? Se parliamo di arti marziali tipo karate, kung fu ecc..ok esse sono discipline che ti accompagneranno tutta la vita attraverso una ripetizione gestuale e la ricerca spasmodica e infinita della perfezione tecnica ma parlando di un sistema di difesa personale, devi rendere la persona capace di reagire nel tempo più breve possibile …per reagire intendo anche avere la lucida freddezza di scappare invece di restare pietrificati ed in preda al panico davanti all’aggressore…  E QUESTA “VALUTAZIONE DEL LIVELLO DI APPRENDIMENTO” NON LA PUOI FARE CON UN “ESAME” DI QUALCHE ORA MA L’ISTRUTTORE DOVREBBE VALUTARLO NEL CORSO DEI MESI O DEGLI ANNI (NEI CASI PIÙ DIFFICILI) PER OGNI SUO SINGOLO ALLIEVO, MA QUESTO RICHIEDEREBBE UN DISPENDIO DI TEMPO, ENERGIA, ATTENZIONE DA PARTE DELL’ISTRUTTORE  molto più semplice la “codifica” CON TANTO DI ILLUSIONE E DIPLOMA ALL’ALLIEVO. In un sistema di difesa personale (non solo krav maga) ha senso UN “LIVELLO” se nel corso degli anni farei vedere un ampio repertorio tecnico ma anche in quel caso hai la necessità di fare gli esami ai tuoi stessi allievi??

giovedì 19 settembre 2013

Corsi - Krav Maga Napoli

Inizio nuovo corso Krav Maga  IKMI presso Eagle Gym di Napoli, via andrea d'isernia, 28 - 80122 Napoli. Lunedì 14 Ottobre ore 10:30
+39 0817616340

http://www.eaglegym.net

martedì 17 settembre 2013

Eventi - Novità nazionali...

http://www.ikmi-italia.com/ikmi
IKMI ha ricevuto dal Ministero della Difesa e dall'ONU i codici che ne certificano la qualità dei servizi di addestramento in materia di Difesa Personale, Professionale e/o di formazione nei suddetti settori.
Il codice NATO AMO 15 conferisce all’IKMI uno standard di qualità per la fornitura di servizi alle Basi NATO in Italia, al Governo degli Stati Uniti e la fornitura di servizi e  contratti con la Difesa Nazionale dei Paesi Nato.
La certificazione UNGM 257921 permette altresì a IKMI, di poter fornire i nostri servizi di addestramento e/o formazione, con i nostri istruttori, a tutti gli organismi che sono affiliati alle Nazioni Unite o che agiscono per conto dell’ONU.
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lunedì 16 settembre 2013

Prossimi eventi in programma

01/10/2013 Apertura corso krav maga presso la palestra Fight 360 in Viale Mario Rapisardi 443 il martedì e giovedì dalle 20:30 alle 22:00

Per informazioni: 095351623-3393363384

info@fight360.it

19/10/2013 Stage gratuito di krav maga e tiro dinamico presso l'ASD Etna shooting SP 106 Km 5,5 Sigonella (lo stage di tiro dinamico verrà fatto con armi da soft air messe a disposizione dalla struttura al fine di permettere a tutti di partecipare)

per informazioni: 3939468060-3393363384

www.tirodinamicocatania.it

kravmagacatania@gmail.com

 

16-17/11/2013 Stage con Jerome Roesch Istruttore dei Commandos dell'air francesi (stage a carattere nazionale IKMI) presso l'ASD Etna shooting SP 106 Km 5,5 Sigonella

Per informazioni: 3939468060-3387919901

www.tirodinamicocatania.it

kravmagacatania@gmail.com

14/12/2013 Stage con Israeli Shakar istruttore presso il Wingate Institute a Roma (località da definirsi)

Vi aspettiamo numerosi....

Prossimo evento

01 Ottobre: apertura corso di krav maga presso la palestra fight 360 in viale Mario Rapisardi 443 nei giorni martedì e giovedì dalle 20:30 alle 22:00Image

giovedì 5 settembre 2013

Si ricomincia....

logo

Dal 2 settembre si riparte con i corsi di krav maga a:

Catania Palestra Fight 360 Viale Mario Rapisardi 443 martedì e Giovedì dalle 20:30 alle 22:00

Acireale palestra OMC via turchia 44, martedì e giovedì dalle 20:00 alle 21: 00

Randazzo: Palestra Centro fitness kinesis via Caporale Castigione 9  sabato dalle 17:30 alle 19:30

Vi aspettiamo numerosi.....

venerdì 10 maggio 2013

Krav Maga - Disarmare o non disarmare, è questo il problema.



Da diverso tempo seguo dibattiti e spiegazioni sull’impossibilità di reagire da un’aggressione armata e ancor di più a disarmare un aggressore con un coltello o una pistola (chissà perché non si considera anche il bastone o altri tipi di armi…Boh?!!!) anche se l’aggressore non è un “esperto” (domanda: esperto di aggressioni o di maneggio armi Boh???!!) e sull’inutilità e pericolosità nell’insegnare queste tecniche.
La cosa mi tocca in prima persona perché appartengo a quella categoria di gente che ha perso molto tempo nel cercare di imparare tecniche di reazione e disarmo. Non per ultimo, le insegno.

Tuttavia sono il primo ad affermare “LE TECNICHE DI DISARMO SONO INUTILI E PERICOLOSE”.
Anche le persone dalle quali le ho apprese hanno lo stesso parere.
I motivi sono semplici, come scoprire l’acqua calda. Ma, poiché ultimamente c’è anche chi fa “formazione  di krav maga online, non credo che l’ovvio sia poi tale per molti.

1-quando si prova una tecnica in palestra si è in condizioni di assoluta tranquillità, e anche quando si fanno gli esercizi sotto stress, si è consapevoli che a parte qualche contusione (e qualche volta una nottata in ospedale) non si rischia molto. Le vostre menti saranno perciò più o meno calme…

2-il compagno è “collaborativo”, perché vi permette di imparare (magari sempre quando si fa il sotto stress  molto meno..). Cercherà, però, di farvi eseguire la tecnica in modo da permetterne l’assimilazione.

3-pensate solamente a quante “potenziali” ferite vi siete procurati (se lo avete mai fatto) allenandovi con coltelli e pistole finti (i segni del colore o i pallini di vernice sui vestiti)…. e ragionate.

4-Per quanto veloci, allenati, forti, elastici e “campioni” non riuscirete a fermare una 357 Magnum.
Certo, sempre che non vi siete allenati online stando comodamente seduti a casa davanti in vostro PC con chi ha il vero segreto del krav maga o di un’altra arte marziale.

Nonostante questo, sono convinto che sia corretto allenarsi a reagire a un’aggressione armata. Per spiegare il mio punto di vista userò come esempio due situazioni limite, una delle quali accaduta realmente a un mio conoscente:

1-(storia vera) ti trovi in giro per la città e stai per rientrare in casa. Ti  si avvicina un tizio con un coltello e ti chiede i soldi. Cosa fai?
Se qualcuno che risponde “provo a disarmarlo” … allora non hai dubbi quello è un IDIOTA.
Ad ogni modo, decido di consegnare i soldi all’aggressore.  Ne ho pochi (un centinaio di euro) e non gli bastano. Allora comincia a spingere puntando il coltello, chiedendo altri soldi e volendo sapere dove stavi andando, se avessi un bancomat etc. etc. Rispondi che stavi andando a casa, allora lui incalza e dice che vuole venire con te. Che fare?
Se qualcuno risponde “cerco di scappare appena posso”, allora non hai dubbi quello ha un cervello.
Così cominci a camminare cercando attorno a te il momento buono per scappare ma non trovi facili e accessibili vie di fuga.
Dopo qualche minuto l’aggressore comincia a innervosirsi e ti molla un pugno non capisci dove. Forse sull’orecchio perché stordito, ti tocchi sotto il lobo e ti accorgi che stai sanguinando (si riscontrerà in seguito un danneggiamento permanente del timpano). Preso da paura, lo accompagni a casa tua…dove c’è tua sorella sola in casa che ti aspetta ….e qui mi fermo.

Mi chiedo: ma notando che non avevi altra via di uscita è sconsiderato tentare di reagire e scappare..non dico “disarmare” ma tentare una reazione? Poiché non hai altra strada…è cosi “inutile e pericoloso” tentare??

2-(solo come esempio estremo) sei con tuo figlio di pochi mesi in giro e ti stai avvicinando alla macchina.
Apri la portiera, e sistemi tuo figlio sul seggiolino posteriore. Quando stai per metterti al volante, un tizio ti punta una pistola e vuole i soldi .
Che fai?
Ovvio glieli do fino all’ultimo centesimo e oltre non metto in pericolo la mia vita e quella di mio figlio per soldi… qualunque sia la cifra.
L’aggressore però non si accontenta.  Vuole l’auto.
Che fai?
Slaccio mio figlio dal seggiolino e gli do l’auto. Vorrà dire che andrò a lavoro con un passaggio.  Almeno non mi ha sparato e quindi prima o poi posso ricomprare un’altra auto…poi se ho l’assicurazione furto e incendio chi se ne frega.
L’aggressore ha fretta e non vuole che slacci mio figlio dal seggiolino, m’intima di sbrigarmi ad andarmene. Mi punta un’arma addosso. Probabilmente è sotto stupefacenti.
Che fare?
Beh, in quel caso mi chiedo, è tanto sconsiderato provare una reazione? E poiché non posso “colpire e scappare” ma devo necessariamente disarmarlo perché non posso lasciare mio figlio alla sua mercé, è tanto sbagliato tentare un disarmo?

Concludendo sono convinto fermamente che tentare un disarmo sia inutile e pericoloso.  Qualunque tecnica studiata ha le sue limitazioni, dettate dal contesto o dalla tipologia di applicazione. Ancor più inutile e pericoloso è insegnare qualche fantomatica tecnica sperimentata sul campo (di patate?) da qualche sedicente maestro istruttore online di paracadutisti /scalatori del neonato stato del Fasanistan… A QUALCHE IDIOTA SUICIDA CHE LO APPLICHERÀ SE GLIENE DOVESSE MALAGURATAMENTE CAPITARE L’OPPORTUNITÀ…

Bisogna includere nell’addestramento scenari con aggressioni armate per far capire ai potenziali aspiranti suicidi che, non è tanto facile avere a che fare con un aggressore armato e, di lasciar stare youtube e quantomeno di cercare di studiare la strategia più corretta (leggasi limitare i danni) nel caso in cui ci si trovasse davanti a una situazione limite nella quale volente o nolente devi reagire.

Vivere o morire a te la scelta.

Alberto Bertino